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giugno 15, 2016
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TOXOPLASMOSI E GRAVIDANZA: colpevole il gatto o il maggiordomo?

Gatti & gravidanza & toxoplasmosi.

TOXOPLASMOSI E GRAVIDANZA Leggendo queste tre parole insieme, qualche donna fuggirà lanciando il computer in aria, temendo di contrarre la toxoplasmosi anche soltanto leggendone il nome accostato alla parola “gatto”, come una maledizione egizia.
La Toxopsicosi (psicosi da toxoplasmosi) non conosce crisi ed ha seguaci ovunque, guardatevi le spalle!
Aspettare un bambino ed avere un gatto in casa viene percepito allo stesso modo di ballare il tip-tap sopra una cassa di nitroglicerina.
Bisogna liberarsi del gatto abbandonandolo a non meno di 15 Km da casa, cospargendo il percorso di benzina in modo tale che non fiuti la via di casa, oppure in alternativa bisogna crocifiggerlo a testa in giù in una notte di luna nuova, bruciando rametti di rosmarino tutto intorno, e le persone che hanno gatti sono bandite da casa per nove mesi, a meno che non vengano nude a farci visita, facendo prima una doccia col lysoform.
Fino a che queste informazioni provengono da internet, dal vicino di casa, il negoziante di prodotti per animali, il farmacista, l’allevatore, il prete, la cosa può ritenersi accettabile, per quanto orrenda: si è semplicemente andati a cercare le informazioni dalla fonte sbagliata.
Il problema diventa gravissimo quando queste informazioni arrivano da una fonte medica. Sia chiaro, la stragrande maggioranza dei medici italiani vanta un livello di preparazione invidiato dal resto del mondo, ma purtroppo sussistono (e, cosa ancor più grave, si continua a farli sussistere) singoli individui che hanno preferito il sensazionalismo eroico e fantascientifico alla cultura scientifica, terrorizzando i poveri futuri-genitori con assurdità bibbliche, sussurrate spesso non soltanto fra le pareti del loro ambulatorio, ma anche in televisione o a mezzo stampa.
Ma veniamo all’unica vera vittima sfigata di tutta questa storia: il gatto. Come si contrae la toxoplasmosi dal micio?
Primo: deve contrarla il micio, ingerendo le “uova” del parassita attraverso piccole prede, o l’accidentale contatto con feci o verdure contaminate da feci contaminate.
Secondo: un gatto infestato elimina le “uova” pericolose con le feci, per una sola settimana in tutta la sua vita. Per una sola settimana in tutta la sua vita. Per una sola settimana in tutta la sua vita.
Non è un errore di stampa, è una ripetizione intenzionale.
Terzo: per contrarre la toxoplasmosi un uomo deve ingerire le “uova” presenti nelle feci del gatto, ma soltanto dopo 2-3 giorni che queste ultime siano rimaste a “stagionare” nell’ambiente esterno.
Ora, se il vostro gatto vive in appartamento e non ha mai cacciato una preda che non avesse l’etichetta sul posteriore con scritto “made in china”, se non siete soliti lasciare in giro per casa letame e verdure sporche di letame (ed il vostro gatto è convintamente vegetariano), se non avete inquietanti abitudini alimentari che vi spingono a trovare la popò del vostro gatto particolarmente appetitosa, direi che potete stare più che tranquilli.
Una visita dal veterinario rimane comunque d’obbligo (esistono altri rischi sanitari da conoscere e gestire), ma al di là di ciò comprenderete bene che sia più probabile che il vostro frigorifero inizi a recitare tutti i Sutra del Buddha, piuttosto che contrarre la Toxoplasmosi.
Schiavizzate il futuro papà facendogli allontanare la popò di Micio ogni giorno dalla lettiera (lavandosi le mani dopo) e lavate bene la verdura che mangiate.
Bastano queste due regole per salvare Micio e Bebè.

Dr. Paolo Margaira